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		<title>di cosa parliamo quando parliamo di Instant Self-Publishing</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 18:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gallizio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Questo post è liberamente attratto dal mio intervento all&#8217;International Journalism Festival di Perugia) Viviamo in un mondo in cui il giornalismo deve fare i conti con pochi semplici punti fermi. Le cose semplici non sempre sono le più difficili, ma quasi. Se nel 2003 Barbara Sgarzi doveva incitare i commentatori di Cosmopolitan a pubblicare sul sito (e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11047" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-11047" alt="IMG_5671" src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2013/04/IMG_5671-300x178.jpg" width="300" height="178" title="" /><p class="wp-caption-text">&#8220;la bellezza salverà il mondo in pdf&#8221; (azael)</p></div>
<p><em>(Questo post è liberamente attratto <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2013/editorial-crowdsourcing" target="_blank">dal mio intervento</a> all&#8217;International Journalism Festival di Perugia)</em></p>
<p>Viviamo in un mondo in cui il giornalismo deve fare i conti con pochi semplici punti fermi. Le cose semplici non sempre sono le più difficili, ma quasi. Se nel 2003 <a href="http://www.blimunda.net" target="_blank">Barbara Sgarzi</a> doveva incitare i commentatori di Cosmopolitan a pubblicare sul sito (e il suo &#8220;scrivete, scrivete, scrivete&#8221; era stato accolto da un sonoro &#8220;ma scrivetevelo voi sto giornale&#8221;) oggi al contrario siamo travolti dai contenuti di ogni ordine e grado e dovremmo quasi tagliarle, le mani, ai commentatori per farci largo tra miriadi di commenti per arrivare a un post o a un pezzo autoriale.<span id="more-11045"></span> Fino a qualche anno fa il valore dell&#8217;informazione viveva un paradosso: non essendo possibile valutare il valore di un&#8217;informazione (e quindi la congruità del suo prezzo) prima di averla acquisita dovevi comprare al buio, aiutato solo dal tuo istinto, dall&#8217;esperienza e dalla reputazione delle fonti. Ora invece il paradigma è cambiato e vige una sorta di teorema dell&#8217;impossibilità dell&#8217;esistenza del contenuto di valore.</p>
<p>Il ragionamento è più o meno questo: i contenuti sono talmente abbondanti che presi singolarmente ed estratto un contenuto X a caso da una qualunque piattaforma abbiamo la ragionevole certezza che in media quel contenuto da solo avrà un valore pari a zero. Un tweet non ha valore, un post di un blog nemmeno, un articolo raramente, una foto a caso di Instagram non se ne parla neanche. Va da sé come corollario, innanzitutto, che ogni rivendicazione del riconoscimento del giusto prezzo per la valorizzazione di un post, di un articolo su una testata indie online è destinata di per sé a non trovare un riscontro alcuno. Ma non tutto è perduto se un anno su due anche il calendario gregoriano regala un giorno, diceva il poeta.</p>
<p>Il passaggio che siamo chiamati a fare nell&#8217;ecosistema delle scritture è dai contenuti statici, pubblicati in formato chiuso (la classica edizione di stampa) a una sequenza di contenuti. Gli stessi contenuti presi singolarmente o sommati uno a uno valgono zero. Presi invece in una sequenza fertile, innescano dinamiche ad alto valore aggiunto. Totalmente inattinto. Un punto, questo, ben spiegato da Alessandro Baricco nel suo &#8220;I barbari &#8211; cronache di una mutazione&#8221;, ma Baricco è un autore denigrato per statuto, a maggior ragione quando, come in questo caso, ha ragione. <span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Dal punto di vista editoriale dobbiamo abituarci a convivere con un paradosso: mai come oggi c&#8217;è stata abbondanza di scritture eppure mai come oggi queste stesse scritture sono in loro stesse prive di valore.</span> Il compito di un&#8217;editoria pienamente digitale, nativamente digitale, è quello di filtrare i flussi affioranti di scritture e renderli percepibili, valorizzabili. Questo vale su tutta la catena del valore editoriale: autori, curatori, editori e lettori. Detto in termini digitali, la vera discontinuità sta nell&#8217;accorciamento estremo della distanza tra chi scrive e chi legge, fino a farli coincidere. I commentatori sono talmente vicini a chi scrive da diventare in linea di principio coautori: tutto sta nel ridefinire delle regole d&#8217;ingaggio con l&#8217;obiettivo di rendere possibile un flight-to-quality. Ma un&#8217;altra cosa che abbiamo imparato da questo modo di lavorare è un diverso approccio con le scritture. Mi riferisco in particolare alle scritture affioranti. Le fonti sono importanti. Bisogna andare alle fonti. Le scritture non fanno eccezione. Penso che un buon progetto editoriale debba andare a cercare le scritture dove esse già sono. Ho in mente una prima modellizzazione di tutto questo: chiamiamolo il self-publishing via whatsapp. Abbiamo detto che un contenuto scelto a caso su una qualunque piattaforma di pubblicazione in media vale zero eppure c&#8217;è una sottovalutazione del grado zero della scrittura: tutti scrivono. Ho scritto e detto in più occasioni che è in atto &#8220;la più grande operazione di scrittura della storia di sempre&#8221;.</p>
<div id="__ss_11844775" style="width: 425px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="99 idee per l'editoria " href="http://www.slideshare.net/mafe/99-idee-per-leditoria" target="_blank">99 idee per l&#8217;editoria </a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/11844775?rel=0" height="355" width="425" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more presentations from <a href="http://www.slideshare.net/mafe" target="_blank">Mafe de Baggis</a></div>
</div>
<p>Vediamo di fare un passo ulteriore: domanda: se voi doveste scegliere il massimo comune denominatore di queste scritture cosa scegliereste? Qual è l&#8217;operazione di scrittura più diffusa, più <em>barbara</em> e con minor carico cognitivo?   Sicuramente l&#8217;instant messaging, il cui riferimento oggi è WhatsApp  (appena &#8220;acquistando&#8221; da google, un editore secondo il mio linguaggio, e mi fa piacere aver appreso ieri che anche nei panel <em>mainstream</em> si comincia a parlare di Google &#8211; ma vale anche per Twitter e per Facebook &#8211; come editori). La mia idea di self-publishing è di offrire alle persone una piattaforma di IM (una commodity) in cui oltre alle funzionalità standard c&#8217;è una clausola di opt-in per un servizio di matching che funziona più o meno così: consento all&#8217;owner della piattaforma di processare semanticamente i miei messaggi al fine di matcharli con quelli di altre persone potenzialmente affini a me, s<a href="http://www.slideshare.net/mafe/siamo-tutt-digitali">ia in termini di bridging sia di bonding</a>. Il self-publishing che ho in mente è un mix tra WhatsApp, Tetris e C<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chatroulette">hat-roulette</a> (ve lo ricordate?):  un po&#8217; dating, un po&#8217; &#8220;da dove dgt?&#8221; delle chat anni &#8217;90.   Piattaforma di IM con la logica del <em>ready-made</em> facilitato, secondo la definizione di D<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Readymades_of_Marcel_Duchamp">uchamp</a> , piattaforma di IM (web e mobile soprattutto) in cui l&#8217;editore gestisce le conversazioni con algoritmi che matchano semanticamente le conversazioni. In uno spazio semi-pubblico e semi-privato.</p>
<p>La dinamica: le persone accettano di rendere pubbliche (pubblicate) le loro scritture: è una piattaforma aspirazionale a tutti gli effetti in cui il ruolo dell&#8217;editore è far emergere le affinità tra persone e storie, per farle vivere come tali a prescindere dalle relazioni preesistenti.</p>
<p>Ci sono naturalmente anche delle criticità. Come tarare degli algoritmi di pertinenza narrativa? Quali criteri di assimilabilità tra le conversazioni? Se tu fossi lo sceneggiatore cosa vorresti trovare come feedback di matching alla tua conversazione? Come ome inserire / distribuire contenuti più editoriali sulla piattaforma? Come confezionarli (format)? Come aggregarli? (= come venderli?) Se dovessi scegliere e sintetizzare tutto questo in una formula parlerei di <em>instant self publishing</em>. La necessità di un meccanismo simile non è un parto della mia fantasia, pensate per esempio alla funzionalità &#8220;<em>similar to you</em>&#8221; di Twitter (un servizio strepitoso in cui sofisticati algoritmi vengono fatti girare con l&#8217;obiettivo di individuare a botta sicura le tre persone che più ti stanno sul cazzo) o alle campagne di <em>retargeting</em> per cui se prenoti un albergo a Rovereto per giorni ti proporrano di prenotare un albergo a Rovereto. Sapete perché i suggerimenti così impostati non funzionano? Perché gli sviluppatori (massimo rispetto per) sono pigri e si fanno raccontare il mondo dalle specifiche e dai requisiti degli ingegneri, per cui se vai a Rovereto è perché vuoi andare a Rovereto, no? Ma occorre ripartire da qui e scandagliare semanticamente la massa delle scritture collegate alla notra galassia (testata, blog, account twitter o Facebook). Occorre una forma di <a href="http://cronachedellabirinto.wordpress.com/2011/09/21/cronaca-5-%E2%80%93-la-sintonizzazione/">sintonizzazione psicologica</a> tra gli scritto-lettori: il mondo è scritto in un grande software multithread e procede a strappi di <em>pairing</em>. Poche cose al mondo danno più senso alla vita dello scoprire casualmente una scrittura gemella alla nostra. Un tema che piacerebbe molto a Laszlo Barabasi e una perfetta realizzazione del<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Entanglement_quantistico">la teoria fisica dell&#8217;Entanglement</a>  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Entanglement_(graph_measure)">(qui una sua misurazione</a> della teoria dei grafi). Applicata alle scritture potremmo dire che esistono scritture perfettamente identiche e correlate tra loro pur essendo a un grafo-luce di distanza. Un&#8217;idea sulle cui spalle poggia, secondo chi scrive, gran parte delle sorti del self-publishing.</p>
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		<title>un pezzo alla volta</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 13:27:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ogni volta che un pezzo di milano se ne va sento dentro uno spaesamento  disperante. Già Milano è una brutta e mal combinata città &#8211; diceva Gadda, che in fondo l&#8217;amava &#8211; se poi vai anche a perdere i riferimenti, i salva-vita, tutto sembra perduto (e lo è).  Più un uomo ha saputo essere interprete del suo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2013/03/enzo2.jpg"><img class="size-medium wp-image-10711 alignnone" style="margin: 5px;" title="enzo" src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2013/03/enzo2-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a></p>
<p>ogni volta che un pezzo di milano se ne va sento dentro uno spaesamento  disperante. Già Milano è una brutta e mal combinata città &#8211; diceva <a href="http://www.gadda.ed.ac.uk/Pages/journal/issue4/articles/donnarumilan04.php" target="_blank">Gadda</a>, che in fondo l&#8217;amava &#8211; se poi vai anche a perdere i riferimenti, i salva-vita, tutto sembra perduto (e lo è).<br />
<span id="more-10705"></span> <span style="font-size: 14px; line-height: 1.6em;">Più un uomo ha saputo essere interprete del suo mondo (che è anche il nostro), più ha saputo aggiungere la sua cifra al profilo dei giorni (con ironia, acume, cocciutaggine, improntitudine maramalda, quel che l&#8217;è) e più noi siamo in grado di identificarci con lui, di sentire il mondo con lui, di sintonizzarci con affetto. E allora basta un urlo impreveduto fra le case, uno spicchio di luna, un ritornello bleso ed ecco all&#8217;improvviso che la brutta e mal combinata città è tutta un farsi docile, sghemba, sopportabile. Persino bella. Forse soprattutto per questo, ora che quel qualcuno se ne va, accusiamo una perdita inaccettabile. La sensazione, precisa, è quella di non potercela fare.<br />
Di Enzo amo la sguaiatezza inarrivabile, la capacità di annullare il confine fra cervello e scemenza: andava a orecchio e questo bastava. Sul palco, e nelle nostre case, entrava in uno stato di grazia da derviscio ilare-beota, un tutt&#8217;uno col fraseggio e con la ritmica, e tu rimanevi lì, inchiodato sul filo del cortocircuito in cui l&#8217;intelligenza scolora nella scemenza. E a quel punto in fondo non importava che azzeccasse o meno la nota, che ci fosse o no la spalla, che fosse suo o meno il pezzo. Girava giusto! Poi il pezzo finiva e tu cadevi giù come una trottola (dev&#8217;esser così che è caduto giù l&#8217;Armando). Poi ieri sera oltre all&#8217;Armando è venuto giù tutto il resto: la pioggia, l&#8217;ipotesi di governo, lo stallo, quasi veniva giù Napolitano e poi la botta: Enzo. Lacrima. Amarezza. Ti senti sgominare via dentro. </span></p>
<p><span style="font-size: 14px; line-height: 1.6em;">Se però lo lascio scendere dentro per un istante, quello sgomento vira.</span></p>
<p>Milano se ne va, un pezzo alla volta. Gadda, Bianciardi, Giuan Brera fu Carlo. Basta, fermiamoci qui.</p>
<p>Ho solo due punti di risalita. Sono due cerchi concentrici che mi sferzano. Il primo è l&#8217;incipit di un racconto di Tommaso Landolfi:</p>
<p>«Da quel lontano tempo, nella cosiddetta o sedicente Milano non ci son più stato. E quando sento, per esempio: &#8220;Lei dove scende?&#8221;.<br />
&#8220;A Voghera; e lei?&#8221;.<br />
&#8220;Io vado a Milano&#8221;, rido sotto i baffi.<br />
<a href="http://nonletture.blogspot.it/2004/12/milano-non-esiste.html" target="_blank">Milano, è evidente, non esiste</a>».</p>
<p>Già, e invece io ogni tanto ci casco. Guardo per esempio le foto di <a href="http://www.facebook.com/pages/FOTO-MILANO-SPARITA-PAGINA/103751976338499?fref=ts" target="_blank">Milano sparita</a> e per un attimo abbocco. Poi però capisco che rincorrere è vano, arginare la stupidità inutile. Certo, la Milano acquabile di Bonvesin de la Riva affascina anche me, ma ci siamo giocati tutto sulla ruota asfaltata del progresso del dopoguerra e abbiamo perso. Punto.</p>
<p>Milano è sparita: non possiamo ripercorrerla, non possiamo rincorrerla, dobbiamo per forza reinventarla. Come fuga in avanti. Vedere una Milano che non c&#8217;è ancora e plasmarla. Un pezzo alla volta. Prendere i talenti e i visionari e dargli spazio. Penso alle foto di <a href="http://www.facebook.com/Milanosnio?fref=ts" target="_blank">Milano sono io</a>, alla <a href="http://tomassaraceno.com/Projects/Bicocca/" target="_blank">lasagna di Tomàs Saraceno</a>, le ciclovisioni urbane di <a href="http://bikedistrict.org/" target="_blank">Milano Bikedistrict</a>, il laboratorio di <a href="http://www.ossobook.eu/" target="_blank">Ossobook</a> e (perché no) i cuoricini di <a href="http://www.pleens.com/" target="_blank">pleens</a>.</p>
<p>Musica!</p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/4FrnF2HlBGg?hl=en_US&amp;version=3&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube-nocookie.com/v/4FrnF2HlBGg?hl=en_US&amp;version=3&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Twittare non nuoce</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 15:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gallizio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni ho compiuto alcune scelte improvvise (qualcuno dice improvvide). A caldo non ho saputo bene spiegarmele. Dopo vent&#8217;anni, ad esempio, ho smesso di fumare i sigari toscani. Smettere si può, è vero. Quello che mi ha stupito non è stato tanto il fatto di aver smesso dalla sera alla mattina: mi ha stupito [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni ho compiuto alcune scelte improvvise (qualcuno dice improvvide). A caldo non ho saputo bene spiegarmele. Dopo vent&#8217;anni, ad esempio, ho smesso di fumare i sigari toscani. Smettere si può, è vero. Quello che mi ha stupito non è stato tanto il fatto di aver smesso dalla sera alla mattina: mi ha stupito molto di più il fatto di aver smesso all&#8217;improvviso senza averlo deciso prima. Perché? In apparenza il motivo è inspiegabile. Certo, alcune componenti sono palesi: forza di volontà, determinazione, senso del controbalzo.<br />
In particolare amo raccontare di non essere più disposto a essere schiavo di qualcosa e il piacere del sigaro oltre che un (grande) piacere si stava ormai trasformando in un riflesso condizionato.<br />
Un altro esempio? Il calcio. <span id="more-516"></span>Dopo anni di telespettatorismo, con tanto di abbonamento alla pay per view, ho capito che seguire il calcio in televisione è un lavoro e io di voglia di lavorare, com&#8217;è noto, non ne sono granché provvisto, almeno non deponendo il senso critico e il rispetto per e stessi, dettagli su cui un po&#8217; troppo spesso si corre via veloci.<br />
Tento una spiegazione e poi chiudo con un terzo esempio.<br />
Al di là delle variabili macroscopiche (forza di volontà, bastian contrarismo, ecc&#8230;), che io considererei più precisamente come sintomi, il motivo profondo per cui ho messo sia di fumare che di vedere la televisione (in particolare il calcio) è che non sono più adatto a sopportare la latenza implicita dalle loro sintassi. Mi spiego. Il monopolio tabacchi (o ex presunto tale) è un editore che pubblica i propri contenuti (nel mo caso i sigari) distibuendoli nelle tabaccherie in giro per il mondo. L&#8217;inefficienza e lo scarso rispetto per la clientela fa sì che gli ex-monopoli distribuiscano sigari ben conservati a macchia di leopardo e con scarsa continuità. Non di rado nei lunghi anni di toscanismo ho visto anche i migliori tabaccai servirmi loro malgrado sigari secchi e male in arnese. Qui viene il punto: io sono un fumatore esigente e trovo normale pretendere sigari al massimo della qualità. Per riuscirci, nello scenario avverso apena descritto, ero disposto a sobbarcarmi lunghe ricognizioni,  sulle confezioni, accumulo di eventuali partite di buona qualità, distruzione forzosa di sigari a cattivo tiraggio. Un comportamento da nerd che attuavo inconsciamente per guadagnarmi il piacere della foglia ben temperata. Quando però due anni fa, in un momento di particolare resipiscienza del mio senso critico, mi sono accorto del lavoro immane che mi stavo sobbarcando per la semplice ragione di voler continuare a fumare, ho deciso di smettere. E l&#8217;ho deciso d&#8217;impulso, come si scaglia imprevedutamente una cartaccia a sfregio in un cestino.</p>
<p>Ho smesso perché la latenza che l&#8217;editore ente tabacchi mi imponeva per fruire dei suoi contenuti è insostenibile.<br />
Così come ho smesso di seguire le partite di calcio in tv perché la latenza ossessiva e il ritmo con cui mi venivano proposte le partite (praticamente 18 ore al giorno) e la microlatenza con cui nelle dirette di Champions o di campionato mi venivano proposte anche 6-8 partite in sincrono contemporaneo con aggiunta di pubblicità aggressiva mi esponevano a un livello di ansia e di consumo intollerabile.</p>
<p>Questi processi mi hanno lavorato dentro corrodendomi lentamente fino al momento esatto in cui (ho deciso che) si spegne (il palinsesto tv). Quando ho scoperto twitter (che per me è solo una piattaforma mobile, non sopportandola su desktop) mi sono sentito a casa: ho colto subito che quel galleggiamento tra sintassi e latenza, da me liberamente modulabile sulla timeline a colpi di scroll era perfetta per le mie esigenze.<br />
Una volta sperimentato quello spazio di pubblicazione, tutti gli altri mi si sono riparametrati in un istante:</p>
<p>fumare toscani -&gt; inaccettabile</p>
<p>il calcio in tv -&gt; inaccettabile</p>
<p>e, sorpresa sorpresa, lo stesso mi accade con la lettura. Ormai leggo solo in vacanza, mentre nel quotidiano leggo solo alcune pagine a sfalcio qua e là.</p>
<p>Perché? Sempre per la stessa ragione: il mio ambiente naturale è la timeline di twitter, in cui il rapporto tra latenza e sintassi aderiscono naturalmente al mio cervello. Leggendo un libro mi viene richiesto di deporre l&#8217;apparato di scrittura e l&#8217;apparato critico con cui effettuo il mio continuo lavorio di mash-up di tutto quel che scorre sul mio campo percettivo per immergermi nel testo. Uno scambio oneroso, non sempre sono disposto a farlo. Lo accetto soprattutto se sono già nelle condizioni di scrivere e di rielaborare poco stando poco connesso. Sotto l&#8217;ombrellone con poco campo, ad esempio.</p>
<p>Non so voi, io mi trovo molto meglio così. È l&#8217;entropia del flusso in timeline: indietro non si torna, anche perché nuoce gravemente alla salute mentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;epoca d&#8217;arte nell&#8217;era della sua irriproducibilità tecnica</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 13:02:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Gabriele Ferraresi)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/b5x1gxi9wXw?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
(<a href="http://gbrlferraresi.tumblr.com/">Gabriele Ferraresi</a>)</p>
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		<title>biglietto lasciato prima di nonpartire</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 16:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gallizio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;editore va a New York. Forse. Rispetto alla traversata di Philip Petit del &#8217;74 devo riconoscere che le incognite sono indubbiamente aumentate. Lui aveva potuto contare su: un filo, le torri gemelle e lo skyline di Nouva York come spazio di pubblicazione. Per quanto mi riguarda, invece: sono un editore funambolico wireless e dunque il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_733" class="wp-caption alignnone" style="width: 223px"><a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/manonwire1.jpg"><img class="size-medium wp-image-733" title="manonwire" src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/manonwire1-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">The Publisher was here</p></div>
<p style="text-align: left;">L&#8217;editore va a New York. Forse.</p>
<p style="text-align: left;">Rispetto alla traversata di Philip Petit del &#8217;74 devo riconoscere che le incognite sono indubbiamente aumentate.<br />
Lui aveva potuto contare su: un filo, le torri gemelle e lo skyline di Nouva York come spazio di pubblicazione.<span id="more-729"></span></p>
<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6ddpV1GvF7E?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/6ddpV1GvF7E?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: left;">Per quanto mi riguarda, invece:</p>
<p style="text-align: left;">sono un editore funambolico wireless e dunque il filo è morto<br />
le Torri Gemelle sono morte<br />
e anche lo skyline di Nuova York non si sente tanto bene.</p>
<p style="text-align: left;">Ma abbiamo <a href="http://www.pleens.com/2012/09/pleens-lite-come-dire-unincubatrice/" target="_blank">pleens</a> e il ricordo di una poesia di Giorgio Caproni (opportunamente modificata da me):</p>
<p style="text-align: left;">
<blockquote><p>se non dovessi partire</p>
<p>sappiate che non sono mai tornato</p>
<p>il mio restare</p>
<p>è stato tutto un viaggiare qui</p>
<p>dove nonfui mai</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>in fondo, il grande vantaggio di un viaggio al centro dell&#8217;immaginario dell&#8217;Occidente è che finisci per andarci anche quando non parti.</p>
<p>Per tutto il resto c&#8217;è <a href="http://nonletture.blogspot.com/2008/02/comunque.html" target="_blank">Paul Celan</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>::: correndo a perdifiato sul nastro trasportatore :::</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2012 09:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio prenna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[il testo non finisce né inizia mai è il fiume che scorre impetuoso ed oggi uno tsunami verbale ci travolge tutti un oceano liquido di parole un lago immenso allagati e persi naufraghi del pensiero quello che scriviamo è il peggio quello che dimentichiamo il meglio Intervistare Mario Pischedda è come lanciare un sasso nello [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/541178_10151137997182762_2110060358_n.jpg"><img src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/541178_10151137997182762_2110060358_n.jpg" alt="" width="612" height="612" title="" /></a></p>
<p>il testo non finisce né inizia mai</p>
<p>è il fiume che scorre impetuoso</p>
<p>ed oggi uno tsunami verbale ci travolge tutti</p>
<p>un oceano liquido di parole<img src="http://www.gallizioeditore.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" title="" /></p>
<p>un lago immenso</p>
<p>allagati e persi</p>
<p>naufraghi del pensiero</p>
<p>quello che scriviamo è il peggio</p>
<p>quello che dimentichiamo il meglio<span id="more-705"></span><br />
<a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/16926_10151189416542420_506647090_n.jpg"><br />
<img src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/16926_10151189416542420_506647090_n-290x290.jpg" alt="" width="290" height="290" title="" /></a></p>
<p>Intervistare Mario Pischedda è come lanciare un sasso nello stagno.</p>
<p>Il sasso lanciato è uno solo, ma i cerchi che si formano e allargano innumerevoli. Le domande più numerose (quasi un interrogatorio di quelli polizieschi con l’eterna sigaretta a fil di labbra del detective e la luce diretta sul viso dell’interrogato e buio intorno alla Black Dalia) le ho formulate via email, prima di ricevere il libretto rosso di Ma(ri)o, l’ineffabile <strong>TAP ROUL</strong>, pubblicato da g<strong>allizio</strong>, l’editore per (sua) antonomasia senza catalogo, che diventerà dopo questa operazione <em>l’editore di un solo libro</em> (ma forse ci ha preso gusto, chissà…).</p>
<p>Dopo aver ricevuto <strong>Tap Roul</strong>, le domande si sono diradate anche perché le risposte le trovavo nel libro. rigorosamente spedito per posta da Pischedda come forma di baratto, così da mantenere inalterata la sua voglia di <em>potlach.</em></p>
<p>Chiamo il modo di distribuire le copie via posta <em><strong>potlach</strong></em> per un motivo nostalgico e evocativo insieme (quel rito è stato oggetto dei miei primi esami di etnologia all’università e il nome dei Kwakiutl, con i loro mascheroni spaventosi e i totem e tutte quelle coperte bruciate- mi è rimasto dentro), ma non solo.</p>
<p><a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/curtis15.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-720" src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/curtis15-290x290.jpg" alt="" width="290" height="290" title="" /></a></p>
<p>Il <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/potlach.html">potlach </a>era un rito degli indiani americani del nord-ovest – i territori che si affacciano sull’oceano Pacifico- che consisteva in un gran banchetto e nella distruzione di beni considerati di prestigio – coperte oppure oggetti in rame. Era un modo per definire il proprio rango:<em> più posseggo, più posso privarmi del surplus</em>, invertendo la logica dell’economia di mercato. Mario regalando la sua opera assomiglia a quegli indiani e dimostra la sua grandezza d’animo. Quello che cerca davvero è uno scambio di emozioni: la materialità del libro, dello sfogliare responsabilmente, del riporre poi il libretto nella propria libreria fanno parte del gioco ma l&#8217;immaterialità del dono racconta Mario meglio di qualsiasi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Pischedda">biografia</a>.</p>
<p>Onore infine a gallizio di aver firmato l’uscita di un libro difficile, fatto di mille frammenti catturati qua e là soprattutto sul web ma anche altrove.</p>
<p><a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/420834_10151189322312420_1136043768_n.jpg"><img src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/420834_10151189322312420_1136043768_n.jpg" alt="" width="612" height="612" title="" /></a></p>
<p>La parte buffa è stata quella di ritrovarmi nelle pagine del libro, nella sezione visiva poco prima delle postfazioni. Una schermata di messaggi scambiati su Facebook che hanno originato (insieme a Gabriele Ferraresi) un cadavre exquis alla maniera dei surrealisti che trovate qui <a href="http://antonioprenna.wordpress.com/2012/08/18/cadaveri-accidenti/">http://antonioprenna.wordpress.com/2012/08/18/cadaveri-accidenti/</a>.</p>
<p><a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/kwa1.jpg"><img src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/kwa1.jpg" alt="" width="725" height="468" title="" /></a></p>
<p><em> </em><em>____________________________________________________________________</em></p>
<p><em></em><em> INTERVISTA A MARIO PISCHEDDA SU &#8220;TAP ROUL&#8221;</em></p>
<p><strong><em>q</em><em>uale urgenza di scrittura ti ha spinto a pubblicare un libro di carta che vuol &#8220;certificare&#8221; il flusso di parole costantemente rinnovate e  per giunta con un editore senza catalogo (ossimoro! ossimoro!), perché questa voglia di cristallizzare &#8220;momenti cosmici&#8221; che si perdono in un click?</em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong>risponderò tutto d’un fiato, senza trattenermi, così all’istante come quello che viviamo imprendibile ma sempre già passato, stessa tortura con la f/oto/grafia &amp; idem con la scrittura</p>
<p>quello che cerchi di catturare è già passato, sempre, supplizio continuo ed imprescindibile</p>
<p>amo le folgorazioni, le schegge, i frammenti, così giustifico l’operazione editoriale</p>
<p>un fissare l’infissabile</p>
<p>qui scorrono le stelle</p>
<p>gli amici, gli anonimi, le paure, i desideri, le velleità di noi tutti</p>
<p>scavare l’insoddisfazione recitava ottieri nel fuoco del camec di la spezia qualche anno fa</p>
<p>scavare continuamente fino alla carne viva, ferite che sanguinano</p>
<p>le affinità elettive che scopri e rafforzi col dialogo, col monologo, con l’autismo professionale</p>
<p>tutto si avvita, le corrispondenze, le follie, le email</p>
<p>lo stile è stronzo sentenziava in un mattino torrido d’agosto  l&#8217;amico mito  che poi apostrofato è già un manifesto<strong> </strong><strong>l</strong><strong>’</strong><strong>ostile</strong><strong> </strong><strong>è</strong><strong> </strong><strong>stronzo</strong></p>
<p>un luogo quieto, tranquillo</p>
<p>versare immagini e parole a torrente continuo</p>
<p>mai la stessa acqua</p>
<p>senza alcuna pretesa di eternare</p>
<p>un esercizio come un altro</p>
<p>celeste diceva rendere meno travagliato il passaggio su questa terra</p>
<p>soffro, dunque sono</p>
<p>cito eccitandomi a memoria, tutti gli irregolari, i disubbidienti, i solitari</p>
<p>il circuito, il cortocircuito linguistico</p>
<p>azzerare sempre, controbattere sempre, non essere d’accordo mai</p>
<p>uscire dal coro, dai luogocomunismi beceri</p>
<p>dai luogoconsumismi</p>
<p>fuoriuscire</p>
<p>gocce di rugiada</p>
<p>la pioggia oggi rinfresca l’aria grigia</p>
<p>spedite le prime copie oggi alla posta piego libri</p>
<p>50 copie volate via, così, dal produttore al consumatore senza intermediari</p>
<p>con la formula vincente : o baratto o elemosina o gratis (solo se stitici xrò)</p>
<p>affogo nelle letteratura inutile, nelle foto a niagara</p>
<p>immersi, sommersi in questo oceano di scritture e immagini infinite</p>
<p>velocità anonimato</p>
<p>e questa malinconia che assale</p>
<p>cotto e mangiato, foto e gastronomia</p>
<p>tutto scorre veloce</p>
<p>le giornate cenere ideali a</p>
<p><strong><em>L&#8217;ultimo</em><em> </em><em>libro</em><em> </em><em>letto L&#8217;ultimo</em><em> </em><em>libro</em><em> </em><em>non</em><em> </em><em>letto</em><em> </em><em>Il</em><em> </em><em>libro</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>non</em><em> </em><em>vorrebbe</em><em> </em><em>mai</em><em> </em><em>leggere</em><em> </em><em>La</em><em> </em><em>statua</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>vorrebbe</em><em> </em><em>scolpire</em><em> </em><em>Di</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>colore</em><em> </em><em>sarebbe</em><em> </em><em>la</em><em> </em><em>statua?</em><em> </em><em>Di</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>colore</em><em> </em><em>sarebbe</em><em> </em><em>lo</em><em> </em><em>status?</em><em> </em><em>Dia</em><em> </em><em>un</em><em> </em><em>consiglio</em><em> </em><em>per</em><em> </em><em>il</em><em> </em><em>vestiario</em><em> </em><em>dei</em><em> </em><em>giovani</em><em> </em><em>sotto</em><em> </em><em>i</em><em> </em><em>trent&#8217;anni,</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>per</em><em> </em><em>me</em><em> </em><em>non</em><em> </em><em>sanno</em><em> </em><em>proprio</em><em> </em><em>abbigliarsi?</em><em> </em><em>Si</em><em> </em><em>dedichi</em><em> </em><em>con</em><em> </em><em>noi</em><em> </em><em>a</em><em> </em><em>questo</em><em> </em><em>colorito</em><em> </em><em>acrostico</em></strong></p>
<p><strong><em>( Gabriele Ferraresi)</em></strong></p>
<p>rispondo in blocco, bloccato, black bloc</p>
<p>i libri si accumulano ai miei piedi, leggo tutto assieme, onnivoro come un tarlo, ora hockney lucas africa cioran moitessier quasimodo, è quello che scorgo ai miei piedi, ma c’è dell’altro, del marcio in danimarca e da noi</p>
<p>leggerli li vorrei tutti parossisticamente, fino al collasso, tutti compreso il trash, un libro da leggere sarebbe quello trovato in una panchina bench in francia di recente, tipo liala, il rosa femminile e poi leggo ormai dal monitor di tutto e di più</p>
<p>tutto consultabile in velocità frenetica come un treno in corsa, il settebello, il tgv, italo</p>
<p>un dito alla cattelan, magari il mignolo</p>
<p>la statua sarebbe color carne oppure il rosa confetto del chewing gum di salvini</p>
<p>lo status nero, colore preferito e nel vestire e nell’umore et dans la musique</p>
<p>tutto purchè comodo, largo e disinvolto</p>
<p>io di acrostico ne ho uno importante di cui ricordo solo le lettere <strong>OOIPE</strong>, che sarebbe (ora mi sovviene, ma che fatica) Opera Omnia Intonsa Per Egh</p>
<p><strong><em>tap roul è un modo per mettere ordine al caos sempre che che questo sia possibile trattandosi di fluxus che non può che essere caotico senza freni pieno di incertezze incessantemente rinnovabile, impermanente? come può essere impermanente il nerosubianco?</em></strong></p>
<p>è un po’ come la quadratura del cerchio o della tartaruga più veloce del piè veloce achille, ci si tenta senza riuscirci, siamo destinati al fallimento, amo i perdenti, i losers, <strong>sono</strong><strong> </strong><strong>un</strong><strong> </strong><strong>Infelix</strong>, non riesco a saltare né a lessarmi nel vuoto</p>
<p>tentiamo sempre l’impossibile, come il biplano che si staglia nel cielo bidimensionale della f/oto/grafia, david infatti parla di age-postphotographique, manca lo spazio</p>
<p>a noi manca l’aria, la onestà, la legalità, la gentilezza</p>
<p>la riforma a costo zero, la più difficile da realizzare</p>
<p>viviamo nel mondo degli impossibili</p>
<p>e poi ci sono gli impossibili caratterialmente pure</p>
<p>vedi quante erte</p>
<p>ma non ci arrendiamo, un po’ come la mosca nello stagno calmo del bicchiere, destinata inesorabilmente ad affogare, ma questo non le impedisce di muoversi freneticamente</p>
<p><strong><em>domanda di celeste:</em></strong></p>
<p><strong><em>hai</em><em> </em><em>mai</em><em> </em><em>trovato</em><em> </em><em>nel</em><em> </em><em>tuo</em><em> </em><em>laboratorio</em><em> </em><em>da</em><em> </em><em>alchimista</em><em> </em><em>il</em><em> </em><em>punto</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>fusione</em><em> </em><em>del</em><em> </em><em>cioccolato</em><em> </em><em>in</em><em> </em><em>denaro </em></strong><em>[del</em><em> </em><em>denaro</em><em> </em><em>esistono</em><em> </em><em>molti</em><em> </em><em>sostituti,</em><em> </em><em>solo</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>l'abbiamo</em><em> </em><em>dimenticato.</em><em> </em><em>il</em><em> </em><em>denaro</em><em> </em><em>è</em><em> </em><em>una</em><em> </em><em>convenzione</em><em> </em><em>causata</em><em> </em><em>dalla</em><em> </em><em>impossibilità</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>conseguire</em><em> </em><em>una</em><em> </em><em>reciprocità</em><em> </em><em>perfetta</em><em> </em><em>di</em><em> </em><em>interessi</em><em> </em><em>quando</em><em> </em><em>due</em><em> </em><em>persone</em><em> </em><em>scambiano</em><em> </em><em>qualcosa.</em><em> </em><em>il</em><em> </em><em>denaro</em><em> </em><em>è</em><em> </em><em>quindi</em><em> </em><em>un</em><em> </em><em>surrogato</em><em> </em><em>del</em><em> </em><em>valore.</em><em> </em><em>bisognerebbe</em><em> </em><em>ritirare</em><em> </em><em>tutto</em><em> </em><em>il</em><em> </em><em>denaro</em><em> </em><em>esistente</em><em> </em><em>nel</em><em> </em><em>mondo</em><em> </em><em>e</em><em> </em><em>riscoprire</em><em> </em><em>cos'è</em><em> </em><em>il</em><em> </em><em>valore.</em><em> </em><em>penso</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>mario</em><em> </em><em>stia</em><em> </em><em>percorrendo</em><em> </em><em>questa</em><em> </em><em>strada.</em><em> </em><em>sarebbe</em><em> </em><em>utile</em><em> </em><em>proporre</em><em> </em><em>una</em><em> </em><em>riflessione</em><em> </em><em>su</em><em> </em><em>questo</em><em> </em><em>perché</em><em> </em><em>ho</em><em> </em><em>la</em><em> </em><em>strana</em><em> </em><em>sensazione</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>arte</em><em> </em><em>sia</em><em> </em><em>tutto</em><em> </em><em>quello</em><em> </em><em>che</em><em> </em><em>sfugge</em><em> </em><em>al</em><em> </em><em>dominio</em><em> </em><em>del</em><em> </em><em>denaro</em><em> </em><em>e</em><em> </em><em>abita</em><em> </em><em>nella</em><em> </em><em>città</em><em> </em><em>del</em><em> </em><em>valore.</em><em> </em><em>l'arte</em><em> </em><em>vera</em><em> </em><em>nasce</em><em> </em><em>dalla</em><em> </em><em>necessità,</em><em> </em><em>la</em><em> </em><em>necessità </em><em>è</em><em> </em><em>parente</em><em> </em><em>del</em><em> </em><em>valore </em><em>e</em><em> </em><em>per</em><em> </em><em>fare</em><em> </em><em>delle</em><em> </em><em>nostre</em><em> </em><em>vite</em><em> </em><em>un'opera</em><em> </em><em>d'arte</em><em> </em><em>bisogna</em><em> </em><em>capire</em><em> </em><em>con</em><em> </em><em>pischedda</em><em> </em><em>cos'è</em><em> </em><em>il</em><em> </em><em>valore]</em></p>
<p><strong>we</strong><strong> </strong><strong>make</strong><strong> </strong><strong>art</strong><strong> </strong><strong>not</strong><strong> </strong><strong>money</strong></p>
<p>capovolto il luogo comune che arte sia denaro, magari denaro alle stelle, quotazioni impossibili che si moltiplicano per sè</p>
<p>arte è riappropriarsi di sè in un mondo di espropriati</p>
<p>è dolore</p>
<p>è grido</p>
<p>è santità</p>
<p>è purezza</p>
<p><strong>purity</strong><strong> </strong><strong>&amp;</strong><strong> </strong><strong>beauty</strong></p>
<p>è ricerca continua</p>
<p>dire dono è parolaccia</p>
<p>dire gratis è turpiloquio</p>
<p>mi ritrovo consenziente nella filosofia celeste di Celeste</p>
<p>manca l’ascolto, la lentezza, la calma, la virtù</p>
<p>manca tutto o quasi</p>
<p>tutto è merce, merci noi stessi</p>
<p>si vende tutto</p>
<p>si vede tutto</p>
<p>non è duratura perchè non siamo duraturi</p>
<p>l’arte, l’ars amandi, ti pone di fronte al tema eterno ed insoluto della vita, ergo della morte</p>
<p>tutto è nulla, paroloni, enfasi del discorso</p>
<p>le bordel philosophique</p>
<p>mi piace, I like, lo spettatore è autore e utente, quindi spettattore</p>
<p>tutto è così evanescente</p>
<p>il nonsenso è negli ospedali, nelle solitudini urbane, nelle incomprensioni, nelle non realizzazioni, negli incompiuti, ecco perchè amo l&#8217;imperfezione</p>
<p>e che sia sublime</p>
<p>viviamo e cerchiamo di districarci dalla matassa, dalle matasse, dalle masse</p>
<p>pessimismo ultracosmico da lenire con la reciprocità</p>
<p><strong> <em>&#8230;ma il colpo di dadi con mallarmé,  non abolirà mai l&#8217;azzardo&#8230; può suonare come frase fatta (la conosco dal ginnasio, quindi millenni fa, ma per me è sempre valida)&#8230; tap roul è un colpo di dadi?</em></strong></p>
<p>sì un colpo di dado metallico o di dado sfarinato alla jesuinu, vedi allegato,</p>
<p>è un azzardo</p>
<p>è nulla</p>
<p>è tempo che occupiamo perchè abbiamo tempo</p>
<p>o come diceva lo scrittore ci siamo perchè c’è spazio, chi più meno chi meno</p>
<p>chi occupa molto spazio e chi ne occupa di meno</p>
<p>chi occupa tutto e chi occupa niente</p>
<p>chi si allarga e chi si restringe</p>
<p>stretti, molto stretti e poco visibili</p>
<p>la visibilità va al potere, ai soldi, alla finanza, noi deragliamo</p>
<p>non ci inquadriamo</p>
<p>l’abisso furioso</p>
<p>l’orlando</p>
<p>la sera</p>
<p>l’oscurità</p>
<p>[Spappolati, a pezzi, disuniti dovremmo accostarci all'arte per vedere. Vedere la vista.</p>
<p>In questa dinamica il discorso autoriale va rivisto nell'ottica di un ripensamento della funzione sociale dell'artista e di economia dell'arte.</p>
<p>Se siamo tutti autori, dov'e' l'AUTORE. Puff, sparito...non e' piu' utile sembra...eppure c'e' chi si perde in onanismi artistici, sprofonda negli abissi delle propri</p>
<p>e velleita' se non guidato. L'Autore dei nostri tempi e' un organizzatore di materiali, un insiemista</p>
<p>E' un compito difficile. Si cammina sul filo di lana, sospeso tra l'ideologia e l'ateismo, il fanatismo e l'apatia totale.</p>
<p>L'AUTORE e' il funambolo che procede sul filo di lana senza cadere. I suoi follower vedono che e' possibile e lo seguono su questa strada autoriale. L'AUTORE dei nostri tempi come dicevo ieri ha funzioni civili e difensive. E' un pontifex, letteralmente un costruttore di ponti.</p>
<p>L'impero di augusto comincia in effetti quando, pur ponendosi formalmente come primus inter pares, lui assomma in se' le funzioni di imperator e pontifex, funzioni civili e religiose. I suoi successori perdono l'equilibrio e diventano sempre piu' pontifex, fino a eliminare il ponte e elevarsi a divinità con relativo culto, o sempre più imperator, conquistatori di nuove lande e combattenti in armi. Conservare entrambe le facoltà in un unico pugno e' impossibile, fonte di dissidio e guerra. Allora dovremmo ristabilire la funzione del pontifex, recuperare l'utilità dei ponti, chiarire a cosa servono e consentire a tutti i pontifex di buona volontà della terra di rimettersi all'opera per traghettarci nel "mundus", in un suolo incontaminato dove vediamo la vista.</p>
<p>Per questo progetto serve una nuova oikosnomia, una disciplina della casa. Serve capire come devono essere questi ponti, installazioni temporanee da smantellare subito dopo il passaggio, per sbaragliare le orde nemiche, o blocchi eterni.</p>
<p>E bisogna contrattualizzare il pontifex, perché deve essere fedele, leale...non può alzarsi una mattina e mettersi sul piedistallo a chiedere sacrifici in suo nome, ne' abbandonare il lavoro o lasciare allo sbando quelli che lo seguono su questa strada del ricongiungimento a se stessi, altrimenti quelli si uniscono ad altro...il ponte abbandonato porta ai burroni, agli incesti, ai pozzi senza fondo, all'inferno</p>
<p>L'arte che abbia senso nel nostro secolo e' sacerdozio. Per il sacerdozio occorre vocazione. Per sorreggere questa vocazione occorre una nuova economia.</p>
<p>Questo e' sacerdozio civile, sacerdozio della strada, sacerdozio in armi.</p>
<p>Il pontifex e' sempre a caccia di suoli incontaminati, officia riti, parla con gli uomini e con le stelle, scala montagne, divide mari</p>
<p>Non vende, fa. Trasforma energia]</p>
<p><strong><em>lo spazio come il tempo può essere una categoria dello spirito, soprattutto pensando al web, tempo dilatato, spazi infiniti, in movimento pur fermi davanti a uno schermo sempre mobile,  testa in fiamme</em></strong></p>
<p>testa in fiamme ed emicranie ed insonnie</p>
<p>e derive</p>
<p>e improvvisazioni</p>
<p>e distese e praterie</p>
<p>e triangoli e liturgie</p>
<p>e protagonismi</p>
<p>ed ecoprotagonismi</p>
<p>e coprotagonisti</p>
<p>agonisti nell’etere</p>
<p>e tex e rai</p>
<p>e tobin tax</p>
<p>e taxi</p>
<p>e disfacimenti</p>
<p>e rovesciamenti</p>
<p>e nubi e cleopatre</p>
<p>e cieli lividi</p>
<p>e stanchezze</p>
<p>e poche parole per farsi leggere dalle occhiaie scure</p>
<p>negli intrichi verbali</p>
<p><strong><em>Antonio, CHE COSA DOBBIAMO FARE? &#8211; Il più bel cielo che tu abbia mai visto &#8211; Perché non vieni a non vivere a Milano? &#8211; Cose pensi di fare perché tornino i conti? (Gabriele Ferraresi)</em></strong></p>
<p>che fare</p>
<p><em>Problemi scottanti del nostro movimento</em></p>
<p>senza risposte, solo i grandi condottieri in grado di indicare mete</p>
<p>“tip tap” ne omaggia uno di questi, vedi cover</p>
<p>a proposito al miglior offerente cedo del 69 il red book di Máo Zhǔxí Yǔlù</p>
<p>i più bei cieli sono quelli di settembre e di ottobre, l’autunno</p>
<p>stagione amica quando tutto decade</p>
<p>la stagione che mi/ci rappresenta</p>
<p>crepuscolo, notte, sera, letargo, sonno, letto, solitudine</p>
<p>temi che mi attraggono</p>
<p>che mi risucchiano</p>
<p>milano mi accoglie regalmente</p>
<p>piazzale loreto dove avvenne qualcosa</p>
<p>mi ospita l’amico old style</p>
<p>tutto è sorvegliato, niente sfugge all’occhio elettronico e noi rischiamo di dormir fuori</p>
<p>e il grigio altro colore preferito, ideale 4 the pictures 4 u</p>
<p>non ombre violente, non chiasroscuri allucinanti ed abbacinanti</p>
<p>l’uniforme</p>
<p>visito moresco gligorov lucas &amp; ghibaudo, 4 magnifici moschettieri</p>
<p>glig mi accoglie col sorriso stirato, ghib duplica il mio naso che finisce su serrano, luc racconta manzoni  e mor mi conduce a braccetto nel cielo plumbeo di milano</p>
<p>i conti purtroppo non tornano mai</p>
<p>una cosa ho capito dalla vita che non bisogna aspettare mai nè avere aspettative mai, ma fare fare e poi fare</p>
<p>e poi quel che sarà sarà</p>
<p>i semi volano selvatici nelle aride distese del firmamento</p>
<p>un fiore da qualche parte fiorirà</p>
<p><strong><em>definisci operazione tap roul, baratto, spedizioni via posta (francobolli da attaccare, che francobolli? quelli comuni?), quasi un porta-a-porta, forse più di tutto un potlach?</em></strong></p>
<p>tip tap l’ebbrezza del ballo, l’ebbrezza dello scambio</p>
<p>deldoor to door</p>
<p>dell’hand to hand</p>
<p>la felicità della consegna manuale</p>
<p>del dono</p>
<p>dell’annullarsi nella scrittura altrui</p>
<p>la felicità del ricomporre</p>
<p>dell’assemblare</p>
<p>del contaminare</p>
<p>contaminati e contaminanti</p>
<p>l’ebbrezza della sorpresa</p>
<p>dell’imprevisto</p>
<p>dell’ignoto che divora antonio</p>
<p>l’abbattimento dei tempi morti, delle gerarchie fasulle, della burocrazie, degli avvocati, della sovrastruttura minacciosa ed arrogante</p>
<p>imparare dalla chiesa</p>
<p>fuori dai mercati, dalle convenzioni</p>
<p>accontentarsi della generosità e della ingratitudine</p>
<p>non più tempo per aspettare</p>
<p>tutto e subito, ora</p>
<p>la piacevolezza del commento, del solleticarsi le ascelle o i piedi</p>
<p>i fulmini aforistici</p>
<p>qualcosa che elettrizzi o inchiodi</p>
<p>il gusto del chiacchierare amabilmente</p>
<p>del caffé e la brioche</p>
<p>del libro che accarezzo tra le mani come un frutto da amare o succhiare</p>
<p>l’orizzonte e la orizzontalità</p>
<p><strong><em>possiamo continuare all&#8217;infinito, te ne rendi conto no?</em></strong></p>
<p>continuare all’infinito sarebbe un delirio ed un bellissimo next book</p>
<p>ed ancor più bello senza pubblicarla mai</p>
<p>un delirio privato ad uso triangolare</p>
<p>pochi spettatori miglior festa</p>
<p>a me il diluire e dissipare il pensiero non dispiace</p>
<p>anzi piacere molto</p>
<p>questo correre disperato</p>
<p>e il vuoto è quello che respiriamo cotidie</p>
<p>accontentiamoci di questa letteratura leggera e friabile che nell’aria si vaporizza</p>
<p>parole che cercano d’addentare l’inafferrabile</p>
<p>amo quest’angolo affine ed elettivo</p>
<p>la notte cala dolce</p>
<p>e i pensieri possono librarsi verticali e paralleli e perpendicolari</p>
<p>ex sordità e cecità</p>
<p>siamo tutti un po’ ciechi e sordi</p>
<p>io scelsi sceglietti scegliei tanti anni fa l’autismo estremo come terapia al male di vivere</p>
<p><strong><em>annullarsi con le scritture altrui non è copiare, casomai accoppiarsi, o anche scoppiare&#8230; scoppiare?</em></strong></p>
<h5>sì voce del verbo scoppiare</h5>
<p>l’incontrario di copiare</p>
<p>rafforzativo</p>
<p>scoppiare di salute</p>
<p>di libidine</p>
<p>scoppiare nel senso di esplodere di gioia</p>
<p>scoppiare nel senso di divorzio di separazione di crasi di disinneschi conflittuali</p>
<p>scoppiare come c coppiere di nettari</p>
<p>insomma unire e dividere e unire la legge della vita</p>
<p>toujours negli intrichi verbali</p>
<p>assuefatti alle ritorsioni</p>
<p>go <em>Veros shining destinos</em></p>
<p><strong><em>&#8230;e il silenzio? il silenzio che spesso è pieno di parole? e le parole sottintese? </em></strong></p>
<p>antonio il silenzio è tutto</p>
<p>recita il detto: il silenzio è d’oro, la parola d’argento</p>
<p>e poi col silenzio si attutisce il disturbo dell’esterno</p>
<p>quanti ostacoli</p>
<p>quanti divieti</p>
<p>quante gelosie</p>
<p>quante avarizie</p>
<p>quanti sgambetti</p>
<p>quante indifferenze</p>
<p>tutto è proibito</p>
<p>è il mondo degli avvocati e dei vigilantes</p>
<p>tutti falliti che covano acredine e perfidia e voglia di far male</p>
<p>di pungere</p>
<p>di ferire</p>
<p>ed invece l’isolamento</p>
<p>l’isola</p>
<p>l’eremo</p>
<p>l’antro</p>
<p>la solitudine aria celeste</p>
<p>pace dello spirito</p>
<p>riposo</p>
<p>quiete</p>
<p>tranquillità</p>
<p>calma</p>
<p>sereno</p>
<p>star bene con se stessi</p>
<p>non aggiungere male al male</p>
<p>è davvero troppo il bagaglio di orrore che ognuno di noi deve sopportare</p>
<p><strong><em>cos&#8217;è che ti commuove&#8230;</em></strong></p>
<p>sono commosso dalle amicizie vere</p>
<p>rare preziose</p>
<p>benedizioni del cielo</p>
<p>lassù qualcuno ci ama</p>
<p>una loro bella parola vale x mille competizioni violente e sopraffatorie</p>
<p>balsamo nei giorni dark</p>
<p>sollievo</p>
<p>e poi tutto ciò che è arte</p>
<p>tutto ciò che è genuino</p>
<p>autentico</p>
<p>l’onestà</p>
<p>la lealtà</p>
<p>un verso divino</p>
<p>un dipinto alla Böcklin</p>
<p>una musica alla rossini</p>
<p>e tutto ciò che è bello commuove fino al pianto</p>
<p>lacrime lavacro che puliscono</p>
<p>mi appiglio a questo</p>
<p>ed oggi mi giunse dal cielo un “molto bello” che para tutti i colpi bassi cattivi</p>
<p><strong><em>che cosa sta in cielo (domanda della mia amica eleonora)</em></strong></p>
<p>in cielo stanno le persone care</p>
<p>e qualcuno benedice le nostre azioni</p>
<p>il mondo purtroppo propina quotidianamente veleni, tossine, morti e conflitti</p>
<p>ma noi qui siamo a ritagliare fette di controcultura</p>
<p>di undergorund salutare</p>
<p><strong><em>domanda tecnica: quale metodo di scelta per i testi di tap roul? come tzara?   </em></strong><em>[Prendete un giornale. Prendete delle forbici. Scegliete da questo giornale un articolo avente la lunghezza che desiderate dare alla vostra poesia. Ritagliate l’articolo. Ritagliate poi con cura ciascuna delle parole che formano l'articolo e mettetele in un sacchetto. Agitate dolcemente. Tirate fuori ciascun ritaglio uno dopo l’altro disponendoli nell’ordine in cui sono usciti dal sacchetto. Copiate scrupolosamente. La poesia vi rassomiglierà. Ed eccovi diventato uno scrittore infinitamente originale e di una sensibilità incantevole, benché incompreso dal volgo.]</em></p>
<p>il titolo parla chiaro</p>
<p>tappeto urlante</p>
<p>tappeto rotolante</p>
<p>bioritmo dettato dal monitor simbiotico</p>
<p>leggo, scorro come un atleta che corre sul tappeto che striscia come una scla mobile</p>
<p>in continuo movimento</p>
<p>moto perpetuo</p>
<p>leggo a manciate a sbriciate</p>
<p>l’occhio guarda sempre ai lati</p>
<p>&amp; sometimes la folgorazione</p>
<p>la frase ad effetto</p>
<p>il detto</p>
<p>la sentenza</p>
<p>l’apoftegma mattiniero che rinfresca</p>
<p>come mettere la mano nel fiume limaccioso ed estrarre la pepita</p>
<p>cercatori d’oro</p>
<p>la prossima volta, ma non se ci riuscirò, vorrei far scomparire l’autorialità, ci sto già lavorando</p>
<p>mixare, mescolare, il minestrone diceva Sba Nyft</p>
<p>cogliere tutte le erbe, possibilmente buone e rare e surtout selvatiche</p>
<p>amo l’afrore del selvatico</p>
<p>odore che punge</p>
<p>antonio ti ringrazio per il delirio</p>
<p>ma è un invito a nozze il tuo</p>
<p>il poter diluire con acqua ragia la densità del pensiero</p>
<p>annacquarlo con pennellate morbide</p>
<p>e poi la cera sul legno caldo</p>
<p>e infine indietreggiare di fronte al Moloch letterario</p>
<p>e alla fine eravamo tutti scrittori, io di altri</p>
<p><strong>&#8230;</strong></p>
<p>questa volta ti anticipo io</p>
<p>rispondo direttamente senza domande</p>
<p>solo risposta</p>
<p>tip tap sta facendo ballare tutti</p>
<p>gli amici intendo</p>
<p>successo insperato ed ora un po’ di riposo meritato</p>
<p>distribuzione all’antica, mano nella mano, face to face</p>
<p>facebook to facebook</p>
<p>come un venditore di pentole che bussa a tutte le porte</p>
<p>ma non ho nessuna merce da piazzare per fortuna</p>
<p>il dono</p>
<p>la bellezza del dono</p>
<p>il sentirsi dire “<strong>Ho ricevuto un dono meraviglioso</strong>&#8221; non ha prezzo</p>
<p>non tutto è merce, nè tutto deve essere merce</p>
<p>vorrei condividere con te questa gioia</p>
<p>tu che con tanta generosità ti sei prestato a questo delirio diadico</p>
<p><em>____________________________________________________________________</em></p>
<p><em></em>nomadi si nasce</p>
<p>e poi si diventa a furia di sobbalzare sobbollire e tremolare</p>
<p>siamo nomadi e del pensiero e dell’immagine e della parola</p>
<p>un po’ qua ed un po’ là</p>
<p>sempre raminghi</p>
<p>buona lettura (?) e buone visioni</p>
<p>lettura random vivamente consigliata agli antisistemici</p>
<p><a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/5.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-724" src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/5-290x290.jpg" alt="" width="290" height="290" title="" /></a></p>
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		<title>Two Lips &amp; Chimneys</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2012 20:15:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[::: #LIPS ::: a tweet-book by @U10 4 @gallizio #tweetbook #lunafalò (many thanks)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6BhNSuVmv6A?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/6BhNSuVmv6A?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object><br />
::: #LIPS ::: a tweet-book by @U10 4 @<a href="http://library.nothingness.org/articles/SI/it/display/98" target="_blank">gallizio</a><br />
#tweetbook #lunafalò (many thanks)</p>
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		<title>::: Men in a Continual Violent Ecstasy :::</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 19:45:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; &#8220;Man is thus launched on the quest of myth. In the past, the epic was able to create itself on earth; lack of communication, wars, great fears, and the confusion of languages and customs favored in time deformations and distortions of reality; they transformed actions, and synthesized into myth. Today a myth can only [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_640" class="wp-caption alignnone" style="width: 172px"><a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/capsule.jpg"><img class="size-medium wp-image-640 " title="capsule" src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/capsule-162x300.jpg" alt="" width="162" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;L’uomo é così lanciato alla ricerca del mito&quot;</p></div>
<blockquote><p>&#8220;Man is thus launched on the quest of myth.<span id="more-627"></span></p>
<p>In the past, the epic was able to create itself on earth; lack of communication, wars, great fears, and the confusion of languages and customs favored in time deformations and distortions of reality; they transformed actions, and synthesized into myth.</p>
<p>Today a myth can only be created with difficulty and when man manages to find himself in special conditions, or launches himself into macrocosm with immense instruments, or descends with miniscule ones into microcosm.</p>
<p>Because of this we must depict the roads of the future with unknowable materials, marking the long path of the Heavens with methods of signing adequate to the grandiosity of our undertakings.</p>
<p>Where today one makes signs with spokes in sodium, tomorrow we will use new rainbows, fatas morganas, aurora borealises that we will construct; the stripteases of the constellations, the rythmic dances of asteroids and ultrasonic music of thousands of fragmented sounds will supply us with moments worthy of demigods&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.notbored.org/gallizio.html" target="_blank">Pinot Gallizio, Manifesto of Industrial Painting: For a unitary applied art</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_639" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/mission.jpg"><img class=" wp-image-639 " title="mission" src="http://www.gallizioeditore.com/wp-content/uploads/2012/10/mission-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Uomini in continua estasi violenta</p></div>
<p>&#8220;L&#8217;uomo è così lanciato alla ricerca del mito.</p>
<p>In passato l&#8217;epopea si poteva creare sulla terra: la mancanza di comunicazione, le guerre, le grandi paure e la confusione di lingue e di costumi favorivano nel tempo le deformazioni e distorsioni della realtà: trasformavano l&#8217;azione, in sintesi creavano l&#8217;epopea.</p>
<p>Oggi un mito si può solamente creare dove difficilmente ed in condizioni speciali l&#8217;uomo può arrivare, o lanciandosi nel macrocosmo coi grandi strumenti o scendendo coi piccoli nel microcosmo.</p>
<p>Dovremo perciò dipingere le strade dell&#8217;avvenire nella materia inconoscibile, segnare la lunga strada dei Cieli con mezzi segnalatori adeguati alle grandiosità delle imprese.</p>
<p>Dove oggi si fanno segnali con razzi al sodio, domani useremo dei nuovi arcobaleni, fate morgane, aurore boreali che noi ci saremmo costruiti e gli spogliarelli delle costellazioni, le danze ritmiche degli asteroidi e la musica ultrasonica di miliardi di suoni spezzati ci renderanno momenti degni di semi dèi&#8221;</p>
<p><a href="http://library.nothingness.org/articles/SI/it/display/98" target="_blank">Pinot Gallizio, Manifesto Della Pittura Industriale &#8211; per un&#8217;arte unitaria applicata</a></p></blockquote>
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		<title>::: extreme self publishing :::</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 09:57:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[Felix o del più estremo caso di self-publishing al mondo] Non so voi, ma io l&#8217;ho pensato subito: questo è il più grandioso caso di self-publishing mai esistito. Il corpo come proiettile e come spazio di pubblicazione. #Scrivete! #autopubblicatevi! mai precipitare le cose sovvertimenti: Kant è morto, ucciso dall&#8217;epigono estremo: il cielo stellato sotto di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Felix o del più estremo caso di self-publishing al mondo]</p>
<p>Non so voi, ma io l&#8217;ho pensato subito: questo è il più grandioso caso di self-publishing mai esistito.<br />
Il corpo come proiettile e come spazio di pubblicazione.<br />
#<a href="http://www.gallizioeditore.com/2012/09/scrivete-2/" target="_blank">Scrivete!</a> #<a href="http://www.pleens.com/2012/07/gallizio-il-self-publishing-e-come-stampare-moneta/" target="_blank">autopubblicatevi</a>!<span id="more-617"></span></p>
<p><a href="http://nonletture.blogspot.it/2007/04/u.html" target="_blank">mai precipitare le cose</a></p>
<p>sovvertimenti: Kant è morto, ucciso dall&#8217;epigono estremo:<br />
il cielo stellato sotto di me<br />
la bibita gassata dentro di me</p>
<p>lo spazio come spazio di pubblicazione: autopubblicatevi!</p>
<p>la caduta esorbitante di Felix, che tanto avrebbe reso felice Jean Baudrillard<br />
soggiacere e farsi giacimento, esplodersi come geyser,<br />
sublimazione di ogni deriva psicogeografica, anzi: psicogeografia definitoria e definitiva<br />
il ping di una cerniera slacciata<br />
feel free to fall free<br />
la caduta a peso vivo pagata a peso d&#8217;oro</p>
<p>spostare il senso del limite: niente sarà più come dopo<br />
(lasciarsi cadere sul divano non è più la stessa cosa)</p>
<p>i milioni di like sulla pagina Facebook di <a href="http://www.facebook.com/FelixBaumgartner?fref=ts" target="_blank">Felix Baumgartner, &#8220;public figure&#8221;</a></p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.eredibrancusi.net/pdf/Gallizio.pdf" target="_blank">&#8220;Oggi un mito si può solamente creare dove difficilmente ed in condizioni speciali l’uomo può arrivare, o lanciandosi nel macrocosmo coi grandi strumenti o scendendo coi piccoli nel<br />
microcosmo.Dovremo perciò dipingere le strade dell&#8217;avvenire nella materia inconoscibile, segnare la lunga strada dei Cieli con mezzi segnalatori adeguati alle grandiosità delle imprese. Dove oggi si fanno segnali con razzi al sodio, domani useremo dei nuovi arcobaleni, fate morgane, aurore boreali che noi ci saremmo costruiti e gli spogliarelli delle costellazioni, le danze ritmiche degli asteroidi e la musica ultrasonica di miliardi di suoni spezzati ci renderanno momenti degni di semi dèi&#8221;.</a></p></blockquote>
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		<title>::: giulivi maestri :::</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2012 14:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gallizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[orientamenti]]></category>
		<category><![CDATA[felice accame]]></category>
		<category><![CDATA[gabriele ferraresi]]></category>
		<category><![CDATA[LSDF]]></category>
		<category><![CDATA[metodologia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola operativa italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Quaranta minuti con Felice Accame from Gabriele Ferraresi on Vimeo. Ci sono maestri che inculcano malintese quanto perniciose visioni della vita e di se stessi, non di rado fondate sul nostro implicito benestare. Ce ne sono altri che educano alla libertà: con l&#8217;esempio, l&#8217;ostinata perseveranza del passo, il rigore assoluto dell&#8217;attività mentale. In mezzo scorre [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/51003505" height="281" width="500" frameborder="0"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/51003505">Quaranta minuti con Felice Accame</a> from <a href="http://vimeo.com/gabrieleferraresi">Gabriele Ferraresi</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>Ci sono maestri che inculcano malintese quanto perniciose visioni della vita e di se stessi, non di rado fondate sul nostro implicito benestare. Ce ne sono altri che educano alla libertà: con l&#8217;esempio, l&#8217;ostinata perseveranza del passo, il rigore assoluto dell&#8217;attività mentale. In mezzo scorre a fiumi lo spirito gregario.<br />
Per me <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Felice_Accame" target="_blank">Felice Accame</a> è un maestro, un conforto, una follia, un biglietto in data aperta verso un me stesso migliore. Sono sicuro di essere il suo allievo più scellerato (forse mi vuole bene anche per questo).</p>
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