50 sfumature di #pms

9 months ago by in scrittoletture da ombrellone

L’aspetto più interessante di lavorare al lancio di un libro come 50 sfumature è la possibilità di leggere e interpretare tutte le reazioni senza la preoccupazione che critiche, polemiche e stroncature possano influire sul modo in cui i lettori vivranno il libro. La trilogia è stato immediatamente amata da milioni di lettori in tutto il mondo e le stroncature (numerose, virulente, orgogliose) non hanno fatto altro che consolidare la community delle innamorate di Christian Grey, un clamoroso caso di bonding letterario (ah ah).

A me la trilogia è piaciuta, mi è piaciuta moltissimo: mi sono divertita a leggerla (nonostante gli innegabili difetti) e mi sono soprattutto divertita a cercare di decifrare il motivo di questo incredibile successo. Ieri sera, parlando d’amore con amici, credo di aver capito: il punto non è Christian Grey, il punto è Anastasia Steele.

Come molte, moltissime donne Anastasia (Ana) non può proprio accettare che un uomo voglia davvero lei. Le sue reazioni al serratissimo corteggiamento di Mister Grey sono ai confini della stolidità: qualunque cosa lui faccia, lei dubita. E i dubbi non nascono dalle perversioni sessuali, dal passato oscuro, dal “carattere mercuriale” etc etc: sono proprio i cari vecchi dubbi di molte di noi, il #perchéproprioio, il #dicechemiamamanonèvero, il #appenamiarrendosparisce. Ana non crede di poter essere amata e di essere degna di amore, ed è in questo che milioni di donne si sono riconosciute, ma solo perché, contrariamente a quanto hanno scritto decine di commentatori, Ana non si sottomette un cazzo, neanche quando crepa di mal d’amore, neanche quando scopre che lui guadagna #centomiladollarilora che è vero che #ancheiricchipiangono ma insomma se ti vuole regalare qualcosa è normale che sia in proporzione, neanche quando è chiaro che lui è pronto a fare qualunque cosa pur di averla.

Pensare che Ana sia sottomessa solo perché si fa bendare, legare o menare (poco) significa o essere a caccia di facili polemiche (niente di male) o non aver letto il libro (probabile), perché quello che ti tiene inchiodata a pagine quasi archetipiche nel loro essere #giàViste è una che – come te – non ci crede che lui ti voglia davvero ma – come vorresti fare tu – non gliene lascia passare una, al povero Christian Grey, che è sempre lì bellissimo, scolpito, col cazzo duro, il portafogli aperto e il vino a temperatura ma niente, Ana non si accontenta neanche della favola.

Scrivo tutto questo dal mio angoletto di lettrice, sia chiaro. E L James non ha certo bisogno di me per continuare a vendere, milioni di donne continueranno a divertirsi con la versione moderna del Principe Azzurro e migliaia di altre continueranno a indignarsi gratis (e senza dover leggere neanche una pagina!).

Annoto tutto questo perché Cenerentola era la tesi, Pretty Woman l’antitesi e Anastasia Steele la sintesi: una vergine insicura felice del suo focolare, pronta a mandare affanculo il principe di turno se questo si mette di punta a una delle sue 50 sfumature di paturnia.
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photocredit mario pischedda

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